La sensazione di essere nel posto giusto

Ci sono spazi che, appena li attraversiamo, ci danno la sensazione di essere nel posto giusto. Non sappiamo immediatamente spiegare cosa produca questo effetto: la luce che scorre con naturalezza, un equilibrio sottile tra pieni e vuoti, un ordine visivo che rassicura senza irrigidire. È un riconoscimento istintivo, quasi corporeo, che anticipa la comprensione intellettuale. Da anni lavoriamo su questo fenomeno, e più lo esploriamo, più ci accorgiamo che la qualità dello spazio non è un tema accessorio dell’architettura: è il cuore stesso del vivere.

 

Nessuno spazio è neutro

Parlare di spazi che espandono la vita significa riconoscere una verità semplice: nessuno spazio è neutro. Ogni ambiente esercita una pressione costante sulla nostra attenzione, sulle emozioni, sul modo di percepire la giornata. Uno spazio ben progettato allarga il nostro campo d’azione, riduce le frizioni, ordina i gesti. Uno spazio progettato male lo restringe: ci distrae, ci affatica, introduce una resistenza spesso invisibile ma continua. Questa consapevolezza, che nasce dalla teoria ma si conferma nella pratica quotidiana, ci ha portati a guardare la progettazione con un senso di responsabilità sempre più profondo.

 

Cosa rende uno spazio davvero abitabile

Lo abbiamo verificato nelle case degli architetti che abbiamo visitato e raccontato negli anni. In “a casa dell’architetto “non ci interessava mostrare l’eccezionalità di abitazioni particolari, ma comprendere le scelte, le attitudini, i modi in cui gli architetti costruiscono per sé stessi lo spazio in cui vivere. In quelle case abbiamo ritrovato una costante preziosa: l’armonia non nasce mai dall’estetica in sé, ma da un equilibrio sottile tra luce, proporzioni e relazioni. Sono case che non cercano di stupire, ma di fare respirare; case in cui la materia si fa ritmo quotidiano, in cui ogni stanza trova un posto nella vita delle persone, non nel catalogo di uno stile. E ciò che abbiamo imparato osservando queste abitazioni lo portiamo in ogni progetto che affrontiamo.

Progettare per ridurre la complessità

Nel nostro lavoro questo principio ha guidato progetti molto diversi tra loro, come Casa GGCasa EL e la Cantina Montelliana che appartengono a mondi apparentemente distanti — l’abitare privato e lo spazio del lavoro — ma che rispondono alla stessa idea di fondo: costruire condizioni che migliorino la vita delle persone.

In Casa GG la qualità emerge dalla luce che attraversa il soggiorno e accompagna le ore della giornata senza mai essere invadente. La disposizione degli ambienti non è pensata per stupire, ma per sostenere la vita quotidiana della famiglia, per permettere di cucinare, riposare, incontrarsi, senza forzature. È una casa che riduce il rumore percettivo, che alleggerisce lo sguardo e che restituisce ai gesti una naturalezza spesso dimenticata.

In Casa EL, invece, la qualità nasce dalla misura. Qui tutto è calibrato: le aperture, le altezze, la relazione tra interno ed esterno. Non c’è un gesto gratuito, non c’è un elemento che cerchi di emergere da solo. La casa funziona come un sistema coerente, una sorta di microcosmo che accoglie senza imporre, che protegge senza chiudere. È l’idea stessa di atmosfera a guidare il progetto: un’atmosfera costruita con la stessa cura con cui si costruisce una relazione umana — attraverso ascolto, misura, rispetto.