MONTELLIANA
NUOVO CENTRO DIREZIONALE | MONTEBELLUNA (TV)
“Ricucire il frammento. Dare identità al lavoro.”
Tipologia: Edificio direzionale / Architettura per il lavoro
Luogo: Montebelluna (TV)
Anno di completamento: 2019
Stato: Realizzato
Superficie: 1.300 mq
Cliente: Cantina Montelliana e dei Colli Asolani
Anno di completamento: Progetto e Direzione artistica
Team: michielizanatta
Fotografie: Massimo Crivellari
Il nuovo centro direzionale della Cantina Montelliana nasce all’interno di un contesto produttivo cresciuto per stratificazioni successive, privo di un disegno unitario e di una chiara rappresentatività. L’intervento ricompone i volumi esistenti attraverso un nuovo fronte coerente, ridefinisce l’ingresso e introduce spazi di lavoro contemporanei basati su luce naturale, trasparenza e flessibilità operativa.
Il progetto trasforma un complesso industriale frammentato in un’architettura riconoscibile, capace di rappresentare l’identità cooperativa dell’azienda.
Obiettivi progettuali
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Unificare corpi di fabbrica eterogenei
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Restituire identità al fronte lungo strada
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Rafforzare la rappresentatività aziendale
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Migliorare la qualità spaziale degli uffici
- Integrare funzione produttiva e valore architettonico
Strategia architettonica
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Introduzione di un nuovo volume ordinatore
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Ridefinizione della facciata come pelle continua
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Gerarchizzazione dell’ingresso principale
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Distribuzione interna fluida e leggibile
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Uso calibrato di materiali materici e luce naturale
Risultato
Un edificio direzionale che supera la logica dell’ampliamento tecnico per diventare atto di ricomposizione urbana.
L’architettura non si limita a contenere il lavoro, ma lo rappresenta e lo qualifica, costruendo uno spazio coerente con i valori dell’azienda e con il territorio in cui si inserisce.
/ LA SFIDA
Il progetto non nasce come un semplice ampliamento, ma come un intervento di ricomposizione. I volumi esistenti, cresciuti per stratificazioni successive, chiedevano di essere ordinati senza essere negati.
La sfida era intervenire con misura: integrare le parti senza sovrapporle, costruire identità senza ricorrere a un gesto iconico, trasformando una somma di edifici funzionali in un’unica architettura coerente e riconoscibile.
/ IL CONCEPT
Il progetto introduce un nuovo sistema ordinatore capace di tenere insieme le parti esistenti senza annullarne la storia. Non si tratta di sovrapporre un volume, ma di costruire una continuità che ricompone il frammento e restituisce unità al fronte.
La nuova facciata diventa una pelle coerente, calibrata nel ritmo e nelle proporzioni, capace di dare misura e profondità all’insieme. L’ingresso assume una centralità leggibile, trasformando l’edificio da sommatoria funzionale a presenza consapevole.
Il concept lavora per sottrazione, ordine e equilibrio: non aggiunge complessità, ma la chiarisce.
/ LO SPAZIO DEL LAVORO
All’interno, il progetto supera il modello dell’ufficio chiuso e compartimentato, costruendo un ambiente basato su continuità visiva e permeabilità. La luce naturale diventa elemento generativo dello spazio, organizza i percorsi e definisce le gerarchie senza bisogno di separazioni rigide.
Gli ambienti dialogano tra loro attraverso trasparenze e affacci controllati, favorendo collaborazione e relazione, ma mantenendo il necessario grado di concentrazione. La distribuzione è chiara, intuitiva, quasi domestica: un sistema fluido in cui spazi operativi e luoghi di incontro si integrano in modo naturale.
Il risultato è un ambiente di lavoro che mette al centro il benessere, riduce le distanze e trasforma la funzione produttiva in esperienza quotidiana di qualità.
/ MATERIA E MISURA
La materialità del progetto è pensata per costruire solidità senza pesantezza e rappresentatività senza ostentazione. Le superfici dialogano con il contesto produttivo, ma ne superano l’anonimato attraverso un uso calibrato di proporzioni, ritmo e profondità.
La facciata diventa una pelle filtrante, capace di mediare tra interno ed esterno, tra dimensione operativa e dimensione pubblica. Il vetro introduce trasparenza e apertura, mentre le parti opache restituiscono matericità e presenza.
Non c’è ricerca di effetto, ma di equilibrio. La materia non spettacolarizza l’architettura: la rende misurata, leggibile, coerente.
/ IDENTITA’ DEL LAVORO
Progettare spazi per il lavoro significa intervenire sulla qualità del tempo quotidiano. Non si tratta solo di organizzare funzioni, ma di costruire un ambiente capace di generare appartenenza, relazione e consapevolezza del proprio ruolo.
Alla Cantina Montelliana l’architettura diventa strumento di rappresentazione collettiva: non un semplice contenitore operativo, ma un luogo che esprime i valori cooperativi dell’azienda e rafforza la sua identità nel territorio.
Il progetto dimostra che anche un edificio produttivo può diventare spazio di cura, equilibrio e qualità dell’esperienza lavorativa.